MELARA: “L’EFFETTO “WOW” DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE PER CONVERTIRSI ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

MELARA: “L’EFFETTO “WOW” DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE PER CONVERTIRSI ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

Il dibattito in corso in queste settimane sulla nuova frontiera che l’Intelligenza Artificiale ci propone, ancora una volta fa mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro. I favorevoli, a sostegno della propria tesi, sottolineano che l’Intelligenza Artificiale aiuta ad esplorare e può essere utilizzata da chiunque; gli scettici pongono in cima alla lista la mancanza di creatività. Questi sono solo due esempi. La dialettica è basata su un susseguirsi di domande e contrapposizioni: è come se ci trovassimo di fronte ad uno specchio nel quale dobbiamo – volente e nolente – riconoscerci e identificarci. Quello che reale non è, esiste; bussa alle porte dell’esistenza e non chiede permesso. Non ne ha bisogno. Entra e muove i suoi passi lasciando dietro di sé impronte ben riconoscibili e che le generazioni “baby boomers”, “X” e “Y” in qualche caso fanno fatica a seguire. Ed è qui che viene fuori la contrapposizione con la generazione Z, definita non a caso “nativa digitale”: i ragazzi nati dal 1996 al 2010 guardano la tv on line, riescono con disinvoltura a passare da un social all’altro e adorano il gaming, trascorrendo molto tempo “immersi”. Sono queste alcune caratteristiche che emergono dal profilo disegnato dalla società di ricerca inglese GWI che usa la definizione di “generazione del cambiamento”. Calzante, certo, e in contrapposizione con il mondo adulto che sui cambiamenti è sempre un po’ restio. Ciò emerge soprattutto nel braccio di ferro tra genitori e figli: i primi pronti a spingere il piede sul freno nell’uso della tecnologia, i secondi letteralmente catapultati in quel mondo. Il punto d’incontro si potrebbe trovare a metà strada e forse la soluzione sarebbe da ricercarsi in un agile manuale condiviso che metta insieme le esigenze di tutti. Un uso intelligente e sapiente consentirebbe di sfruttare appieno le potenzialità dei nuovi strumenti che abbiamo a disposizione. Un’occasione che non può e non deve essere sprecata.
Il 2023 è stato proclamato l’Anno europeo delle competenze su proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante il suo discorso sullo stato dell’Unione lo scorso 14 settembre. E quale occasione migliore per raccogliere la sfida che l’Intelligenza Artificiale ci propone per investire sulle competenze in ogni ambito e a qualunque età. I ragazzi di oggi sono immersi in questo mondo, siamo noi – gli adulti – a rimanere sulla soglia con un piede dentro e uno fuori. Ne siamo incuriositi ma anche spaventati. Eppure nel nostro vocabolario non mancano parole come metaverso, realtà aumentata e transizione digitale. Ne conosciamo il significato ma fatichiamo ad adottarle come “reali”. Il mondo della scuola in queste settimane è impegnato a fare i conti con il cambiamento dettato dal Piano Scuola 4.0 che prevede un investimento di 2,1 miliardi per realizzare 100.000 classi innovative e laboratori per le professioni digitali del futuro. L’innovazione chiede alla didattica di mettere in campo lezioni più interattive e lo fa attraverso strumenti di ultima generazione. Con la startup Itaca proprio a fine gennaio a Salerno è stato presentato un progetto di formazione immersiva, con l’utilizzo di visori e simulatori di VR/AR e Mixed Reality, che ha tenuto conto di un approccio educativo basato sui pilastri fondamentali dell’apprendimento: divertimento, emozione, focalizzazione, centralità ed efficacia didattica. La scuola è il primo interlocutore ma non il solo. Durante la tavola rotonda organizzata dal CeSFoL, che ha accompagnato la presentazione dei visori e dei loro contenuti formativi, mi ha colpito l’approccio avuto dagli studenti e dagli adulti nell’indossare i visori. I primi decisamente più disinvolti e inclini a recepire le informazioni per entrare nel nuovo mondo; i secondi, invece, curiosi sì ma più impacciati. E’ una questione di approccio, dunque, perché poi l’effetto “wow” è stato uguale per tutti. Puntare dunque sulla capacità attrattiva della meraviglia potrebbe essere la password giusta per consentire ai più di accedere a quei mondi per i quali siamo chiamati a rafforzare le nostre competenze e passare così da un livello base di alfabetizzazione digitale ad uno decisamente più elevato. Con il metaverso, ancora allo stato embrionale, si sta parlando di “nuova frontiera dell’interazione sociale” mentre con Chat GPT d’intelligenza artificiale conversazionale. La rivoluzione del digitale è in corso, anzi in corsa. Rimanere indietro implicherebbe scontare l’ennesimo ritardo. Uno stop che il nostro Paese non può permettersi, oggi più che domani.


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