Lessico familiare: l’uomo medio di Claudio Tortora

Lessico familiare: l’uomo medio di Claudio Tortora

Giovedì 16 novembre alle ore 18, Enzo Todaro, in dialogo con l’autore, unitamente ad Olga Chieffi e Monica De Santis, presenterà il volume edito dalla Phasar, presso gli spazi della libreria Imagine’s Book di Salerno

Capo famiglia responsabile, rimasto vedovo della moglie, ha cercato di conciliare il lavoro con le esigenze dei figli, cercando di provvedere a tutto e di sostituirsi anche agli eventi, pur di non far mancare nessuna cosa alla sua famiglia che avverte già la mancanza di un elemento importante come la madre. Il suo carattere viene lentamente messo a nudo, nel corso del lavoro. Non si può definire retrò ma neanche futurista, un anticonformista con un sano desiderio di preservare quantomeno alcune regole? Forse sì, forse no… Un uomo possessivo nei confronti di tutto quanto lo circonda, in casa, nel lavoro, persino nel divertimento e negli hobbies. Teme la solitudine e con essa il silenzio che mentre lo sconvolge, d’improvviso lo affascina ecco Luigi, il protagonista del volume, un copione scritto da Claudio Tortora, in libreria per le edizioni Phasar. Domani, giovedì 16 novembre alle ore 18, Enzo Todaro, in dialogo con l’autore, unitamente ad Olga Chieffi e Monica De Santis, presenterà il volume edito dalla Phasar, presso gli spazi della libreria Imagine’s Book di Salerno. Luigi è un uomo di mezza età, padre di tre figli, tre giovani che si trovano ad affrontare i problemi dei giovani, come l’alienazione, il precariato e il conseguente allontanamento da casa alla ricerca di lavoro, o problemi di coppia, di amori che appassiscono, che vanno in standby o che faticano a sbocciare. Ma Luigi è anche vedovo, e salvo il supporto costante dei suoi due fratelli è tenuto a sostenere da solo i grattacapi dei figli, dei generi, ogni tanto ricorda anche di essere una persona e di averne di propri. La vita gli scorre addosso, la subisce, la vede passare, ma non la vive davvero nel profondo, nelle sue gioie e nei suoi dolori; non la “gusta”, non la “assapora”, privandosi anche di quelle parentesi di leggerezza che ogni tanto non gli farebbero male, come quelle dell’abbraccio di una donna, di una stanza condivisa, dell’indossare un bel vestito e rispolverare i sentimenti da troppi anni assopiti.

Infatti, emblema costante nella sua mente è il fantasma della moglie, senza la quale si sente perduto e della quale crede di dover fare le veci, trascinandosi un carico di doppia responsabilità che lo appesantisce tanto da fargli dimenticare i suoi tempi e i suoi spazi. Ma la sua dolce, perduta metà si materializza creando delle deliziose scenette, se non momenti di toccante profondità, in cui questa sorta di angelo che solo Luigi riesce a percepire, cerca di mostrargli ciò che gli è invisibile agli occhi così come agli altri lo è lei stessa. Molteplici sono gli interrogativi che restano insoluti, nel finale imponendo ad ogni singolo lettore l’onere di darsi una propria personale risposta: la solitudine è una scelta o una conseguenza? Quanto è giusto immolarsi all’altare del sacrificio per gli altri mentre nel frattempo la vita scorre e ci saluta da lontano? Si può consacrare un’esistenza che volge inesorabilmente verso il domani, all’idea di un passato, che amato, sofferto e anelato che sia, ormai non potrà più tornare? Un uomo che cerca di stare sempre nel mezzo delle cose, può per questo essere considerato un uomo medio? Oggi si rischierebbe di cedere nel senso dispregiativo del termine medio, ovvero quella mediocritas, che oggi imperversa in ogni luogo. L’ invito è a rompere il guscio d’isolamento, che non è materiale, ma una volontaria reclusione dell’io. La passione non è la cecità di lasciarsi prendere da un’urgenza, ma patire, cioè vivere profondamente e dare spessore alla storia, ponendo un freno al frenetico correre, in modo da fermarci a riflettere su noi stessi. Se noi riusciamo ad agire in modo da suscitare la fiducia degli altri, e al tempo stesso ad avere fiducia negli altri, applicando la pathosofia come “sapere del senso” volta, contro l’evidente deprivazione emozionale all’insensibilità alla differenza, che ha il suo fondamento nell’illusione della ricerca di un senso della vita nelle cose in-differenti e non piuttosto nell’evento del sentire, nell’emozione vissuta, riusciremo a non inorridire dinanzi al vuoto dell’assenza di sé che sta attanagliando la società. L’ invito è a vivere ogni emozione, ogni momento, per salvarsi dalla solitudine e dall’isolamento, partecipando ad uno spettacolo teatrale, ad un concerto, fermandosi dinanzi ad un’opera d’arte godendo della bellezza, conquistando un tempo “altro”, solo così potranno intrecciarsi nuovi discorsi d’amore.


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