CONVEGNO "VINCERE AD OCCHI CHIUSI: NUOVE FRONTIERE PER UNO SPORT ACCESSIBILE

CONVEGNO “VINCERE AD OCCHI CHIUSI: NUOVE FRONTIERE PER UNO SPORT ACCESSIBILE

La sala del Club Schermistico Partenopeo ha ospitato il convegno “Vincere ad occhi chiusi: nuove frontiere per uno sport accessibile”. Le voci di testimonianze ed ospiti esperti hanno approfondito le modalità che le federazioni sportive stanno adottando per includere le diverse tipologie di disabilità: da quelle motorie a quelle cognitive. Un confronto ancora più concreto anche grazie alla presenza del presidente della V Municipalità Arenella-Vomero Clementina Cozzolino e dell’Assessore alle Politiche Sociali della stessa Municipalità Fabiana Felicità.

Fondamentale il contributo di Carmela Bravaccio, Direttore del reparto di neuropsichiatria infantile, Università Federico II di Napoli e di Luigi Mazzone Primario di neuropsichiatria infantile, presso il Policlinico di Tor Vergata-Roma.

L’olimpionico Sandro Cuomo, direttore tecnico del Club Schermistico Partenopeo ha raccontato la sua esperienza sottolineando anche i grandi cambiamenti che si sono susseguiti nel corso degli anni: “nel 2004 ci siamo cimentati nella tipologia del l’allenamento integrato coinvolgendo sempre tutti, normodotati e non, nell’attività sportiva -ha ricordato Cuomo, Hall of Fame-. Adesso molte più persone credono in questo impegno sociale. Numerosi sono stati i cambiamenti positivi: quando siamo partiti si parlava ancora di “Federazione italiana Handicappati”. Ma c’è ancora molta strada da percorrere affinché diventiamo un porto sicuro per tutte le famiglie che ne hanno bisogno”.

Riconoscenza e soddisfazione anche da parte delle Istituzioni locali che hanno manifestato il loro sostegno e che quotidianamente profondono nelle attività inclusive per non lasciare indietro nessuno.

Significative le esperienze di Carmela Bravaccio, Direttore del reparto di neuropsichiatria infantile presso l’Università Federico II, che ha raccontato sulle basi della sua esperienza professionale, che apporto può dare lo svolgimento di attività integrate ai soggetti affetti da disabilità cognitive: “è un modo che negli ultimi anni sta vedendo una ampia evoluzione. La mia vicinanza al mondo dello sport la devo alla Federazione italiana Nuoto per cui ho formato tanti tecnici affinché avessero le competenze per gestire ragazzi con problematiche relazionali. Le Istituzioni sono ancora distanti: siamo la Regione del voucher, che però risolve poco perché nella stessa categoria rientrano i soggetti che percepiscono un basso reddito. Portare avanti queste iniziative è difficile ed siamo ancora culturalmente arretrati. Nel 2023 siamo ancora gocce nell’oceano e questo è impensabile. Lo sport deve essere inclusione e integrazione.

Così invece Luigi Mazzone, Primario di neuropsichiatria infantile presso il Policlinico di Tor Vergata-Roma: “sono felice di essere qui perchè questa palestra ha rappresentato l’esempio in Campania ed in Italia della reale inclusione. Il percorso mio e di Sandro è stato pressoché parallelo. Nella mia palestra di scherma ci sono più di 25 iscritti che hanno la lo spettro d’autismo e quando sono tutti in pedana, vestiti di bianco non ci sono differenze. Bisogna superare il “buonismo” e integrare davvero tutti cercando di cambiare qualcosa di noi per accogliere ogni tipo di problematica. Nella scorsa primavera ho organizzato una gara integrata che vedeva sfidarsi squadre composte anche da ragazzi autistici e il risultato è stato una giornata di divertimento per tutti. Non dimenticherò mai che il genitore dell’atleta con lo spettro d’autismo mi disse che suo figlio stava vivendo il giorno più bello della sua vita. La realtà deve essere come questa palestra: concreta”.

Preziose le testimonianze di atleti paralimpici come quella di Rossana Pasquino, pluridecorata della nazionale paralimpica di scherma, che ha sottolineato l’importanza dello sport nella sua vita e il grado di autonomia che la scherma le ha dato. Preziose anche le parole di Massimo Mercurio Miranda, schermidore non vedente e velista che ha raccontato dell’indipendenza che gli ha restituito lo sport dopo che un glaucoma gli ha tolto la vista.


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