His Black Orbit Never Ends

His Black Orbit Never Ends

Non lasciatevi ingannare dal termine ambient: ciò che Mirai No Hagaki propone con il suo nuovo lavoro non ha nulla della contemplazione rassicurante a cui spesso questo genere viene associato.
“His Black Orbit Never Ends” è un disco che non carezza, non consola, non invita a fuggire dalla realtà. È un atto sonoro di resistenza, un urlo che squarcia il silenzio complice del nostro tempo.
Un urlo, non una ninna nanna L’artista lo dichiara senza mezzi termini: questo non è un album atmosferico, è una denuncia. È
un grido rivolto contro i signori della guerra, contro i politici corrotti, contro le ombre che riducono l’essere umano a moneta di scambio. Non è musica nata per intrattenere o decorare, ma per disturbare, per mettere a disagio, per ricordare che il suono può essere un’arma culturale e politica.
Una gestazione tormentata Le otto tracce che compongono l’album non sono state “composte” nel senso tradizionale: sono
state espulse, come un rigetto necessario, dopo notti di incubi, insonnia e ossessioni. Ogni suono nasce da un processo quasi catartico, un tentativo disperato di dare forma alle visioni che la realtà stessa impone con la sua brutalità.
Una ricerca sonora radicale
Musicalmente, His Black Orbit Never Ends è costruito su strutture microtonali e su un sound design che rifiuta la consolazione. È un lavoro che sfrutta l’esperienza di Davide Perico — il compositore e sound designer che si cela dietro lo pseudonimo Mirai No Hagaki — maturata nel mondo del cinema e dei videogiochi, per creare paesaggi acustici che sono allo stesso tempo visionari e abrasivi. È musica che non ti accompagna, ma ti costringe a guardare negli occhi il baratro.
Un gesto politico anche nella distribuzione

La protesta non è soltanto musicale: riguarda anche la modalità di pubblicazione. L’album sarà disponibile su tutte le principali piattaforme digitali e su Bandcamp — ma non su Spotify.
Una scelta consapevole e ferma, motivata dal coinvolgimento del CEO della piattaforma in aziende e startup di natura militare. In un’epoca in cui l’ascolto sembra spesso ridursi a consumo passivo, Mirai No Hagaki riafferma con forza che anche la scelta dei canali di distribuzione è un atto politico.
I titoli come manifesti
Ogni brano è una provocazione, un piccolo manifesto poetico e sarcastico, un titolo che già da solo è un’accusa:
1. Sing Along with the Void (It Misses You)
2. July’s Slumber (He Sleeps Between the Signals and the Silence)
3. The Black Echo Beyond (Still Not Loud Enough to Drown You Out)
4. Orbit of Dread (But Please, Pretend It’s Fine)
5. Event Horizon Lullaby (Sleep Tight, You’re Not Coming Back)
6. Wormhole Whispers (They’re Talking About You Again)
7. Frozen in the Nebula (You Always Did Love Being Stuck)
8. Signals from the Silent Dark (Finally, Something That Listens)

Conclusione
Con His Black Orbit Never Ends, Mirai No Hagaki rompe deliberatamente le regole del suo stesso linguaggio. Questo non è un album che troverete in una “chill playlist” né un sottofondo per lo studio. È un’esperienza sonora da affrontare, non da subire.
Un disco che chiede responsabilità all’ascoltatore, che reclama un ascolto attivo, che non vi permetterà di restare neutrali.
Non è un rifugio. È un campo di battaglia.
L’album è già disponibile in preacquisto su bandcamp a questo link:
https://mirainohagaki.bandcamp.com/album/his-black-orbit-never-ends


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