Salerno, cronaca semiseria di come trasformare una passeggiata sul mare in un posto di frontiera
“Cronaca semiseria di come trasformare una passeggiata sul mare in un posto di frontiera” del poeta Klaus di Amalfi
C’erano una volta i muri che dividevano i popoli.
Poi sono caduti.
A Pastena, invece,
ne abbiamo costruito
uno nuovo.
Più piccolo, certo.
Ma con la stessa filosofia. Impedire il passaggio.
Lo chiamano sistemazione del chiavicone.
A guardarla, sembra piuttosto una frontiera.
Una doppia, quasi tripla, fila di enormi massi che separa la spiaggia della Caravella da Universo Beach, trasformando pochi metri di litorale in due mondi che non devono incontrarsi.
Passa pure, se sei una lucertola.
Oppure se sei nato con
il fisico di un equilibrista.
Per tutti gli altri, bambini, anziani, famiglie, persone con difficoltà motorie e semplici bagnanti, il messaggio è chiarissimo:
di qua non si passa.
E pensare che basterebbero due robuste assi di legno, quattro bulloni e un falegname con mezza giornata libera per creare un attraversamento sicuro.
Niente ponti sospesi.
Niente opere faraoniche.
Solo
un pizzico di buon senso.
Invece no.
Meglio il muro.
Così la passeggiata sul mare si interrompe all’improvviso, il paesaggio perde continuità e quella naturale osmosi tra persone, spiagge e sorrisi viene frantumata da una barriera di pietra.
Il mare unisce.
Noi, evidentemente, preferiamo che divida.
È curioso: nel ventunesimo secolo si parla di spiagge accessibili, turismo sostenibile, inclusione e valorizzazione del paesaggio.
Qui, invece,
celebriamo il lancio del
salto con gli ostacoli.
Forse qualcuno
lo chiamerà
dettaglio tecnico.
Altri lo definiranno intervento necessario.
Per chi cammina sul lungomare resta semplicemente
una domanda.
Perché costruire un muro dove la natura aveva disegnato un cammino?
Per fortuna, tutti i muri hanno una caratteristica.
Prima o poi qualcuno capisce che è molto più intelligente aprirci un varco.
Klaus di Amalfi

